Zaia preoccupa Salvini

Ci sarà pure un motivo per cui Matteo Salvini, in interviste e in uscite pubbliche, quasi ignora del tutto Luca Zaia che pure, nella gestione del coronavirus, ha evidenziato capacità di guida che in parte sono mancate all’altro leghista, il presidente della Lombardia Attilio Fontana.

La verità è che quest’ultimo è un suo “figlio” politico, voluto e imposto nelle ultime regionali contro lo scetticismo dei partner del centrodestra. Ma c’è anche il fatto che, nel Presidente della Regione Veneto, il segretario della Lega vede un pericoloso competitor per la leadership del Partito, specie se la flessione nelle intenzioni di voto non si dovesse arrestare. E l’80% di gradimento nel sondaggio della Ghisleri è per Salvini un ulteriore elemento di preoccupazione.

Non è un mistero che il muscolarismo di Salvini, prima con il Governo ed ora con l’Europa, genera perplessità in alcuni leghisti meno oltranzisti, soprattutto in considerazione di una emergenza senza precedenti che il Paese dovrà registrare ancora per molto tempo. Quelle che si temono sono le conseguenze pratiche di un eventuale futuro isolamento in Italia e anche in Europa. La presa di distanza di Berlusconi sul Mes ne è una conferma e le tensioni con Giorgetti un pericoloso campanello di allarme.

“Non si può affrontare la fase due – fanno trapelare da via Bellerio alcuni fedelissimi – con le dirette su instagram e le piazzate su Tele Lombardia mostrando cinismo e spregiudicatezza. Molti dei nostri elettori non capirebbero”.

E sono quegli stessi leghisti che, parlando di Zaia, ne mettono invece in evidenza la capacità di muoversi in silenzio, senza parole in libera uscita ma con fatti precisi. In questi mesi, si fa notare, pur muovendosi in autonomia e precedendo addirittura alcune decisioni del Governo, non è mai entrato in chiassose polemiche politiche con il presidente Conte.

La stessa decisione della riapertura non viene vista come un azzardo perché, dicono, evidentemente Zaia ha fatto i suoi calcoli e sa, come in passato, di poterla gestire. Il contrario di Fontana che da settimane non fa altro che scaricare su altri la responsabilità del flop della sanità in Lombardia.

Del Presidente veneto, in contrapposizione a Salvini, piace una opposizione responsabile, pragmatica, che del resto incontra il favore degli imprenditori; non condivisa dalla Meloni, e forse anche per questo gradita a Forza Italia.

E Salvini come si muove? Il segretario della Lega, insieme alle piazze vuote per il coronavirus e privo delle tante felpe accumulate quando era al Ministero dell’Interno, è in fase di visibile appannamento e si riscopre un po’ “mistico”, con gli appelli alla Madonna, la richiesta di Chiese aperte, ed oggi  grato “a chi 75 anni fa ha messo al centro della propria vita la battaglia per la libertà”. Chissà cosa ne pensa Giorgia Meloni!

E aggiunge: “grazie ai nostri nonni, un abbraccio ai nostri genitori” e – facendo il verso a Papa Giovanni nella notte dell’apertura del Vaticano II -”una carezza ai nostri figli”.

Peccato che di Papa Roncalli ricordi solo questa bellissima frase!

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