Un’opposizione di spregiudicati “nani”

Il Presidente della Repubblica, nell’intervento in occasione della Festa del Lavoro, ha auspicato ancora una volta responsabilità e prudenza per non vanificare i sacrifici fatti “se vogliamo riconquistare, senza essere costretti a passi indietro, condizioni di crescente serenità”.

Solo che, a raccogliere le parole del Capo dello Stato, non c’erano leader di grande “spessore”, come i Togliatti in ospedale per l’attentato o, trent’anni dopo, gli Enrico Berlinguer della lotta al terrorismo. Di questi “giganti” della politica, oggi in Parlamento, non c’è traccia e il confronto tra maggioranza e opposizione si trasforma sempre in baruffe da cortile tra “nani” di opposte fazioni.

Le misure del Governo per la Fase 2 – effettivamente non chiarissime come comunicazione – stanno dando vita ad uno spettacolo sconcertante dove l’Opposizione, e anche qualche “Brontolo” della maggioranza, indica un obiettivo ma in realtà cerca di colpirne un altro.

Si spiega così un Salvini che, senza avere il carisma di Pannella, ordina di occupare le aule parlamentari o un Renzi che minaccia di uscire dalla maggioranza. Tutti e due chiedono più “coraggio” nelle scelte governative ma in realtà puntano solo a sfrattare Conte da Palazzo Chigi: il segretario della Lega per “lavare” l’onta degli schiaffoni presi lo scorso agosto al Senato da quello che per un anno e mezzo era stato il “suo” Presidente; il boyscout toscano per non rischiare l’irrilevanza politica,  riguadagnare un minimo di visibilità e tornare a salire (!?) nelle intenzioni di voto.

Salvini, contrario al prolungamento del lockdown, accusa il Presidente del Consiglio di mancanza di coraggio; Renzi si inventa l’abuso di pieni poteri; per non parlare di Giorgia Meloni che lamenta (lei, ahimè) una deficienza di democrazia nel Paese.

A questo punto, una domanda sorge spontanea: sanno, questi interessati critici, che il Presidente del Consiglio guida un governo di coalizione chiamato a fronteggiare una crisi che dal dopoguerra non ha precedenti?

Ricordano che dal primo giorno di pandemia accertata, il Premier si avvale del parere a costo zero di illustri scienziati della materia?

E sanno che per Giuseppe Conte sarebbe molto più comodo far finta che il coronavirus sia stato sconfitto e “aprire” finalmente le porte di case, uffici e negozi?

Perché allora, nonostante le continue pressioni, il Presidente del Consiglio insiste sulla “gradualità” e sulla “prudenza”? A Palazzo Chigi abbiamo un sadico oppure un uomo “prestato” alla politica e quindi estraneo alle “manovre” e alle “furbizie” del Palazzo?

Stando ai sondaggi, il Paese lo ha capito e lo segue, la Destra e i suoi Governatori – e non solo – no.

Certo, errori ne sono stati fatti. E il Presidente della Repubblica ha avvertito questo deficit quando ha invitato il Governo a comunicare in maniera “ragionevole e chiara”. In particolare nel linguaggio: Quel “consentirò” ripetuto più volte come una litania poteva essere sostituito in un più semplice “gli italiani potranno”. Ma i suoi avversari, anche se “nani”, sanno benissimo che cosa voleva realmente dire il Premier, ma hanno preferito attaccarsi strumentalmente a quel verbo per accusarlo di ogni nefandezza.

È anche a loro, però,  che si è rivolto Mattarella  quando ha auspicato da parte di tutti una “leale collaborazione”.

Questi “nani” hanno recepito il messaggio del Capo dello Stato? Forse sì, se Conte ha chiesto scusa agli italiani e se Salvini ha ritirato l’occupazione-farsa delle aule parlamentari.

Resta “l’incognita Renzi” che annaspa nell’acqua per non affogare e “concede” – bontà sua – un “non si voterà prima del 2023”.

“E te credo”, direbbero a Roma. Con quei numeri il suo micropartito rischia di non entrare più neppure nelle finestre dei sondaggi! Ma, ostinato, non si dà per vinto. Un film che il Paese ha già visto con il referendum istituzionale. Tutti gli esperti a consigliarli di spacchettare; lui, invece, ha preferito andare a sbattere contro il muro dei no. Complimenti!

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