Semestre bianco: Mattarella non ha le mani legate

Siamo entrati nel semestre bianco, l’inizio della corsa al Quirinale, e   alcuni politologi e commentatori sostengono che Mattarella ha le mani legate. Non è vero. Il semestre bianco non manda in vacanza i poteri del Capo dello Stato. È vero che il Presidente non potrà sciogliere le Camere, ma gli restano inalterate altre non meno importanti facoltà che gli permetterebbero, all’occorrenza, di esercitare in pieno le prerogative che la Costituzione gli assegna come, per esempio, i poteri di nomina, di firma, di rinvio delle leggi in Parlamento, di messaggi al Paese. Inoltre, nel caso che qualche forza politica di una certa consistenza decidesse di assumersi la responsabilità di togliere il proprio appoggio al Governo, il Presidente lo potrebbe rinviare alle Camere per verificare la reale volontà del Parlamento. Non solo, potrebbe anche mantenere l’Esecutivo in carica per l’ordinaria amministrazione o accoglierne le dimissioni e nominarne uno di soli tecnici, come un po’ avvenne con Monti, con il compito di portare la Legislatura alla sua fine naturale.

Ma il problema, oggi, non dovrebbe porsi perché il governo Draghi sembra godere, sia pure con qualche frizione, di buona salute sperando che non vi sia un impazzimento generale e che le forze politiche, responsabilmente, trovino il limite oltre il quale non andare.

Con una metafora calcistica si potrebbe dire che l’Esecutivo, nato il 13 febbraio scorso, ha chiuso il primo tempo con qualche successo: innanzitutto con il piano vaccinazioni, poi con la fiducia della Camera sulla giustizia e soprattutto cominciando ad “incassare” i finanziamenti europei ottenuti – bisogna riconoscerglielo – da Giuseppe Conte quando Draghi era ancora solo nella mente di qualche “Complottista” in cerca di una sponda di visibilità. Che poi ha ottenuto!

Ora, dopo una pausa di un paio di settimane, il Governo – per restare alla metafora calcistica – comincerà a giocare il secondo tempo. E la partita si presenta ancora con diverse insidie: il voto del Senato sulla riforma Cartabia, il ddl Zan e le amministrative di importanti città come Roma e Milano. Per non sottovalutare in politica estera l’Afganistan, le elezioni in Germania, gli sviluppi della campagna elettorale, le incognite sui flussi migratori e sull’equilibrio delle grandi potenze post crisi pandemica ed economica fondata sul petrolio.

Navigazione tranquilla, quindi? Affatto. Perché ci sono tre attori, da mesi in fibrillazione: i due Matteo, Salvini e Renzi, ed Enrico Letta.

Il segretario della Lega, spinto “obtorto collo” dall’imprenditoria del nord ad entrare nel Governo, sta pagando un prezzo molto alto in termini di consensi e di coerenza, precipitando – anche per colpe tutte sue – dal 37/38 per cento del pre-Papeete al 20 per cento, facendosi superare al primo posto da Giorgia Meloni. Ricorderete tutti che fu proprio Salvini in tempi non sospetti a dire che, in caso di vittoria del centrodestra, sarebbe andato a Palazzo Chigi chi avrebbe avuto più voti. E lui, allora, era in testa ai sondaggi! Ma i consensi oggi dicono: Fratelli d’Italia. Di qui il tentativo del Senatore lumbard di correre ai ripari immaginandosi un’aggregazione con Forza Italia che possa in qualche modo “isolare” il Partito della Meloni. E chissà, per questo suo obiettivo, il Capitano cosa abbia  fatto … balenare al Cavaliere. Il Colle?

Matteo Renzi invece – anch’egli non un’aquila ma più stratega e più politico dell’altro Matteo – ha il vantaggio, per continuare a “galleggiare”, di avere a disposizione ben due strade: “intrufolarsi” in una coalizione moderata con Lega e Forza Italia, che poi è stato sempre il suo vecchio disegno, o tornare nel PD.

Come? Con Letta segretario impossibile. Più semplice – come gli è più congeniale – essere il “Bruto” che nelle Idi di marzo pugnalò Cesare: impallinare Letta alle suppletive per il collegio di Siena, costringerlo alle dimissioni e puntare sulla segreteria dell’amico Stefano Bonaccini che consenta a lui e agli improvvidi che lo hanno seguito nel folle progetto di un nuovo Partito a due cifre, un rientro nelle file del PD con conseguente rielezione.

Giochi fatti? Non è detto perché il Presidente Mattarella nell’interessa del Paese, per “sparigliare” le carte e mandare a monte giochi e giochetti, potrebbe anche anticipare di qualche mese le dimissioni per far eleggere, sia pure in pieno caos, un nuovo presidente che così potrà sciogliere le Camere. L’alternativa potrebbe venire da un paio di Partiti “di spessore” che chiedessero – nell’emergenza – una sua tempestiva rielezione. Per le altre forze politiche diverrebbe un problema opporsi.

Fantapolitica? Mai dire mai! Anche se, nella situazione data, i candidati più autorevoli in grado di assicurare la tenuta del sistema restano Mattarella sul Colle e Draghi a Palazzo Chigi.

E appuntamento per tutti al 2023!

Pietro de Angelis

Giornalista parlamentare collabora con importanti media nazionali. In Parlamento per oltre 40 anni ha seguito la storia politica del Paese, dalla prima repubblica ad oggi. Ha ricoperto l'incarico di caposervizio all'agenzia giornalistica Asca per la quale successivamente ha diretto, come redattore capo, il servizio politico-parlamentare. E' stato tra i fondatori di Mediaquattro ed è autore per Socialpolitik delle rubriche "Le pietruzze" e "Pillole... di saggezza?"

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