Scontata la fiducia a Bonafede…dopo il dietrofront di Renzi

Che pena! Il Senato spreca più di una mattinata per respingere le mozioni di sfiducia contro il Ministro della Giustizia. Un esito peraltro scontato dopo la decisione di Matteo Renzi di “salvare” Bonafede, il Governo e probabilmente la legislatura.

Perché non la sorte del Guardasigilli e men che meno quella del Governo interessava al segretario di Italia Viva, ma il rischio quasi sicuro di elezioni anticipate.

Certo, il timbro sul “tutti a casa” lo avrebbe dovuto mettere il Capo dello Stato ma le dichiarazioni della vigilia, chiarissime, del PD e dei 5 Stelle non lasciavano margini di ambiguità: se il Ministro fosse stato sfiduciato, i due rispettivi partiti non avrebbero veduto altra strada che il ricorso alle urne.

Ed era quello che Renzi non avrebbe voluto sentire perché le elezioni anticipate avrebbero segnato probabilmente la fine della esperienza politica sua e dei suoi “sodali”.

Se poi, dietro la decisione di “non rompere” ci sia qualche altra moneta di scambio, lo vedremo presto.

Una inversione di marcia che, con la franchezza e il cinismo che lo contraddistingue, lo ha fatto capire lo stesso “inventore” di Italia Viva quando ha dato atto al Presidente del Consiglio di “aver dato importanti segnali negli ultimi giorni”, aggiungendo un sibillino “a noi non interessa un sottosegretario, a noi interessano i cantieri”.

Come dire, noi ti salviamo il Governo ma tu, da oggi, tratti anche con noi. E la trattativa, in un politichese che Renzi conosce molto bene, significa proprio poltrone ed incarichi. Diciamo che da oggi il mini Partito di Renzi del 3 per cento entra a pieno titolo nella maggioranza di governo. Esattamente il contrario delle assicurazioni date sempre da Renzi quando, all’indomani della nascita del Conte 2, uscì dal PD fondando la sua nuova formazione politica, ma escludendo rivendicazioni di posti. Avendo comunque già portato a casa l’Agricoltura per la Bellanova.

Quello di Renzi era quindi l’intervento più atteso, un intervento di svolta. Per il resto, tutto un déjà-vu, secondo un copione ben noto con le opposizioni a sparare a palle incatenate contro il Guardasigilli, ma in realtà puntando a mandare a casa il Governo, e la maggioranza a fare quadrato intorno a Bonafede.

Che tristezza sentire tra gli altri il senatore Pasquale Pepe ringraziare Giletti per aver dato voce a qual Di Matteo che fino a qualche settimana fa la Lega, e tutta la Destra, vedevano come il fumo negli occhi.

E che tristezza ascoltare un avvocato di chiara fama come la senatrice Giulia Bongiorno difendere le tesi strumentali di un Salvini che si è ben guardato dall’esporsi in prima persona. Forse memore di suoi precedenti interventi non proprio felici nell’aula di Palazzo Madama.

Alle opposizioni il “merito”, con la bocciatura delle due mozioni, di aver ricompattato la maggioranza di governo.

Al Governo, superato l’ostacolo fiducia, il dovere di lavorare seriamente e speditamente per un effettivo rilancio del Paese. La gente vuole vedere risultati concreti e mai più solo promesse.

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