Sanità: non sarà facile una riforma costituzionale

In queste settimane si fa sempre più strada, fra politici ed esponenti del mondo scientifico, l’idea di riportare la Sanità fra le competenze specifiche dello Stato centrale. Proprio per evitare, come sta avvenendo con il Coronavirus, quella pluralità di centri di comando (regioni, comuni) che a volte danno disposizioni contrastanti a chi è chiamato ad operare sul campo. Ed esempi in questi giorni non mancano.

Un conto però è dirlo, altra cosa è farlo. La procedura non è semplice perché si tratta di modificare la legge del 2001 che è una legge costituzionale: e per approvare una sua modificazione occorrono (art. 138) due distinte deliberazioni da parte di ciascun ramo del Parlamento a distanza di almeno 3 mesi l’una dall’altra. Inoltre, nella seconda votazione, è necessaria la maggioranza assoluta.

Ma – a meno che in seconda lettura non sia stata approvata dai due terzi di ciascuna Camera – la legge non viene immediatamente promulgata. Entro 3 mesi infatti un quinto dei membri di una delle due Camere, cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali possono chiedere che sia sottoposta a referendum confermativo per la cui validità non è richiesto alcun quorum e passa se ottiene la maggioranza dei voti validi.

Solo al termine di questo iter abbastanza lungo e complesso la legge viene promulgata dal Capo dello Stato.

Fin qui la parte tecnica. Ma i problemi nascono sotto l’aspetto politico perché “restituire” la Sanità allo Stato centrale significa togliere potere alle Regioni e non è difficile immaginare le barricate in Parlamento, e non solo, della Lega. Il “non solo” si riferisce alle resistenze dei Governatori, alle… piazze e ai giornali che condividono le posizioni del leader lombardo.

Ma se è difficile in questa legislatura, lo sarà ancora di più nella prossima quando Salvini aumenterà sicuramente il suo peso politico. Ovvio che non otterrà più il 33/34 per cento degli iniziali sondaggi, quando era ministro dell’Interno del primo Governo Conte, ma neppure il 17,4 per cento dell’attuale forza parlamentare. Senza dimenticare il resto della destra sovranista e autonomista, con i consensi in forte ascesa per la Meloni.

Pietro de Angelis

Giornalista parlamentare collabora con importanti media nazionali. In Parlamento per oltre 40 anni ha seguito la storia politica del Paese, dalla prima repubblica ad oggi. Ha ricoperto l'incarico di caposervizio all'agenzia giornalistica Asca per la quale successivamente ha diretto, come redattore capo, il servizio politico-parlamentare. E' stato tra i fondatori di Mediaquattro ed è autore per Socialpolitik delle rubriche "Le pietruzze" e "Pillole... di saggezza?"

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