Renzi come Fanfani? Non diciamo bischerate!

Non diciamo bischerate! Matteo Renzi non sarà mai all’ “altezza” di Amintore Fanfani. Nemmeno in ginocchio. Vero, tutti e due toscanacci e tutti e due antipatici. Ma le similitudini si fermano qui.

La statura politica e il carisma dell’Aretino non consentono confronti. L’uomo si misurava con i Moro, gli Andreotti, i Nenni, i La Malfa (quello senior s’intende) i Berlinguer. Il boyscout di Firenze si confronta con i Salvini, le Meloni, i Tajani, i Di Maio e qualche altro grillino arrivato con un clic in Parlamento.

Anche sulle battute sono del tutto diversi. Per Fanfani, autentiche scudisciate, erano l’approdo di una valutazione politica.  Ad un giornalista che gli chiedeva un giudizio politico sulla segreteria DC di Forlani, suo ex pupillo, serafico rispose: “A piazza del Gesù l’ascensore era sempre rotto. Arnaldo lo ha fatto riparare…”.

Quelle di Renzi restano invece semplici battutine, e spesso di cattivo gusto, tipo “stai sereno” per “disarcionare” da Palazzo Chigi un presidente del consiglio preparato e perbene come Enrico Letta, o “classe politica da rottamare” per mandare a casa pericolosi competitor come i D’Alema e i Veltroni.

Operazioni spregiudicate, in linea peraltro con il suo carattere, che gli sono riuscite anche grazie all’eco mediatica che all’epoca di Fanfani non trovava cittadinanza, se non era accompagnata da una seria analisi di prospettive politiche.

Ed in effetti il segretario di Italia Viva deve parte della sua notorietà, sin dai tempi della Leopolda, proprio allo spazio che giornali e talk televisivi, spesso a corto di inventiva,  hanno regalato alle sue iniziative.

È stato così con l’uscita dal PD, con il flop del suo minipartito che oggi annaspa intorno al 3 per cento, con le critiche (disinteressate?) al Governo e la minaccia – in piena pandemia – di una sua crisi.

Renzi, che per scongiurare un ritorno alle urne lo scorso anno ha tenuto a battesimo l’alleanza tra PD e grillini, sa bene che dietro l’angolo ci sarebbero quasi esclusivamente elezioni anticipate e la fine della sua corsa politica.

Il suo, quindi, è un bluff che però è funzionale ad una strategia che gli consenta mediaticamente di restare a galla e di portare a casa nel frattempo qualche risultato da intestarsi.

Una domanda: qual è la sua linea politica alternativa a questo Governo in assenza di elezioni? La riesumazione del Patto del Nazareno? Con chi? Con Forza Italia più che dimezzata e mezzo PD al quale offrire in cambio la candidatura di Dario Franceschini al Quirinale? Ma i numeri in Parlamento ci sarebbero, considerato che parte dei grillini prenderebbero altre strade?

Renzi spera in qualche Scilipoti di turno? Ma un Governo siffatto come verrebbe giudicato dagli alleati europei? E Mattarella asseconderebbe un’operazione che punta solo a salvare il seggio parlamentare di qualche disperato?

Dietro l’angolo ci sarebbero nuove elezioni e i “pieni poteri” a Salvini o a Giorgia Meloni, con Re Silvio probabilmente al Quirinale. È quello che Renzi vuole?

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