Quirinale, fanno capolino le quote rosa

A febbraio, quando i Grandi Elettori si riuniranno per eleggere il successore di Sergio Mattarella, avranno un problema in più con cui fare i  conti: le quote rosa.

E definirlo “problema” è già indicativo – osserva Dacia Maraini dalle colonne del Corriere della Sera – di “antichi privilegi che impediscono il pieno sviluppo di una democrazia dei generi”, come “la resistenza ad attribuire autorevolezza alle figure di spicco femminili”.

Un esempio? Le discussioni sul prossimo Presidente della Repubblica che ignorano come anche fra le donne ci siano “molti personaggi di straordinari meriti”. E la Maraini, secco, fa il nome di Marta Cartabia, “una donna intellettualmente onesta, dalla grande esperienza nel campo delle istituzioni internazionali, dal profondo e riconosciuto impegno costituzionale, il cui pensiero chiaro e generoso rivela una persona sempre dialogante”.

Con un endorsement così prestigioso sembra difficile trovare voci in dissenso. E invece no. Non sull’autorevolezza del nome e sul prestigio di chi lo ha fatto. Quanto sulla inevitabile contrapposizione con eventuali candidature maschili. Una disputa dietro la quale spunta la questione delle “quote rosa”, con una “testimonial” altrettanto autorevole: Eva Cantarella, per venti anni professoressa ordinaria di Diritto romano e di Diritto greco antico all’Università di Milano, dopo numerose esperienze professionali nelle Università di Camerino, Parma e Pavia, del Texas a Austin e a quella di New York.

E fra un uomo o una donna al Quirinale, Cantarella risponde al “Fatto Quotidiano, altrettanto secca: “Io sceglierei il più bravo”. Una replica che non meraviglia, visto il suo giudizio critico sulle quote rosa: “basta. Sono come una resa”. E spiega che essere “indispensabili” in forza di una legge “è la negazione  della forza e del potere della condizione femminile in Italia”.

Per Eva Cantarella, infatti, “noi donne siamo così forti che non abbiamo bisogno di tutor e magari pure maschi”. E la professoressa ricorda di aver vinto il concorso da professore ordinario quando l’università era “un coperchio totalmente maschile”.

“Figurarsi – aggiunge – se non conosco quale e quanta discriminazione abbia patito la donna”. Ma oggi non è più così per cui “voto una donna se è più brava di un uomo”, così come “scelgo un maschio se ritengo che sappia difendere meglio di altri i miei diritti”.

A memoria, credo sia la prima volta di una discussione sul prossimo inquilino del Colle che coinvolga, con reali possibilità di successo, candidati uomini e candidati donne. Anche se non va dimenticato un precedente altrettanto illustre: la “campagna Emma for President” nel 1999 con un competitor di tutto rispetto: Carlo Azeglio (con la “g”, Virginia!) Ciampi. Il Parlamento si espresse per Lui ma, secondo tutti i sondaggi, la stragrande maggioranza degli italiani avrebbe voluto sul Colle Emma Bonino che raccolse tra le centinaia di firme prestigiose, quelle di Indro Montanelli, Riva Levi Montalcini, Margherita Hack, Umberto Veronesi.

Evidentemente – per dirla con Eva Cantarella e Dacia Maraini – i tempi, contrariamente ad oggi, non erano maturi.

Pietro de Angelis

Giornalista parlamentare collabora con importanti media nazionali. In Parlamento per oltre 40 anni ha seguito la storia politica del Paese, dalla prima repubblica ad oggi. Ha ricoperto l'incarico di caposervizio all'agenzia giornalistica Asca per la quale successivamente ha diretto, come redattore capo, il servizio politico-parlamentare. E' stato tra i fondatori di Mediaquattro ed è autore per Socialpolitik delle rubriche "Le pietruzze" e "Pillole... di saggezza?"

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