Per l’economia un’iniezione di fiducia con il decreto liquidità

Il Governo lo aveva promesso: un intervento “consistente” a favore delle aziende e delle famiglie duramente colpite dalle misure anti-covid19. In attesa di una manovra più coinvolgente a livello europeo (la riunione dell’Eurogruppo è prevista per la prossima settimana, subito dopo Pasqua, ma al momento non è facile fare previsioni sulla possibile soluzione per una scelta condivisa) intanto il Consiglio dei ministri – con il Decreto approvato stasera – ha dato il via ad una serie di provvedimenti per aiutare le imprese sia in questa fase di stagnazione sia in previsione di una possibile ripresa.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella consueta conferenza stampa “virtuale” al termine della riunione del Governo, lo ha definito un intervento senza precedenti nella storia della nostra Repubblica. “È una cifra enorme”, ha detto: 400 miliardi di euro per garanzie prestate direttamente dallo Stato, 200 su prestiti e finanziamenti alle aziende e a tutte le categorie di operatori, artigiani, commercianti, professionisti, e 200 per l’export.

Una immissione di liquidità straordinaria per far fronte all’emergenza economica e finanziaria, che ha portato – insieme a quanto già varato con il “cura-Italia” del mese scorso – a 750 miliardi complessivi l’intervento dello Stato, al quale si aggiungeranno altre risorse, prossimamente, con quello che si chiamerà “decreto aprile”. Una manovra che il ministro Patuanelli ha definito “la più ampia in tutta Europa in quanto a garanzie prestate dallo Stato”.

Una manovra partorita non senza difficoltà all’interno del Governo, a causa del braccio di ferro tra il ministro dell’Economia e Finanze Gualtieri (Pd) e il titolare degli Affari Esteri, Luigi Di Maio (M5S). Motivo del contendere, SACE-Simest, la società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti che si occupa di favorire l’export delle nostre aziende, alla quale è stato affidato un ruolo preminente nell’attuazione di quanto previsto dal decreto appena varato.

Alla fine, nel pomeriggio, è stato raggiunto un compromesso e il Consiglio dei ministri ha potuto approvare il provvedimento che, come si è detto, prevede garanzie da parte dello Stato per un totale circa di 200 miliardi di euro concesse attraverso la società SACE Simest,  in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese sotto qualsiasi forma. In particolare, la garanzia coprirà tra il 70% e il 90% dell’importo finanziato, a seconda delle dimensioni dell’impresa, ed è subordinata a una serie di condizioni tra le quali l’impossibilità di distribuzione dei dividendi da parte dell’impresa beneficiaria per i successivi dodici mesi e la necessaria destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive localizzate in Italia.

Più specificatamente, le imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e un fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro ottengono una copertura pari al 90% dell’importo del finanziamento richiesto e per queste è prevista una procedura semplificata per l’accesso alla garanzia; la copertura scende all’80% per imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato fra 1,5 e 5 miliardi di euro e al 70% per le imprese con fatturato sopra i 5 miliardi; l’importo della garanzia non potrà superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda.

Trenta di questi 200 miliardi sono riservati alle piccole e medie imprese, anche individuali o partite Iva, e l’accesso alla garanzia rilasciata da SACE sarà gratuito ma subordinato alla condizione che le stesse abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia che viene potenziato aumentandone sia la dotazione finanziaria sia la capacità di generare liquidità anche per le aziende fino a 499 dipendenti, i professionisti, gli artigiani, i commercianti e gli autonomi.

L’accesso ai finanziamenti, ha specificato il premier Conte, sarà “celere, spedito, sicuro”: i prestiti saranno erogati con sistema diretto da parte delle banche, senza alcuna condizione, senza formalità burocratiche.

Il decreto potenzia anche il sostegno pubblico all’esportazione, per migliorare l’incisività e tempestività dell’intervento statale. L’intervento introduce un sistema di coassicurazione in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di SACE sono assunti dallo Stato per il 90% e dalla stessa società per il restante 10%, liberando in questo modo fino a ulteriori 200 miliardi di risorse da destinare al potenziamento dell’export.

Per quanto riguarda gli interventi sul piano economico-fiscale-finanziario (nel decreto sono inserite anche nuove importanti misure relative alla scuola e ad altri settori) Conte ha evidenziato quelli per la sospensione di pagamenti vari, ritenute e contributi anche per i mesi di aprile e maggio, e il potenziamento di uno strumento molto efficace (il “Golden Power”) per tutelare le imprese che svolgono attività con un minino di interesse strategico.

In pratica adesso si potranno controllare le operazioni societarie (scalate ostili e simili) non solo nei confronti di società operanti nei settori per cui questo strumento era già previsto, cioè per infrastrutture critiche e della Difesa, ma anche per quelle dei settori finanziario-creditizio-assicurativo, della sicurezza, dell’energia, di trasporti, acqua, salute, sicurezza alimentare, intelligenza artificiale, robotica, semiconduttori. “Questo strumento ci permetterà di intervenire, per le operazioni intraeuropee – ha specificato il premier – nel caso di scalate o di acquisizioni dirette a controllare questi asset o anche operazioni di acquisizioni maggiori del 10 per cento”.

Insomma un’azione di sostegno e di rilancio della nostra industria e della nostra economia in genere perché, come ha detto il ministro Roberto Gualtieri, “il Governo ha una grande fiducia negli operatori italiani e siamo certi che sapranno ripartire”.  Una iniezione di forza e di speranza per tutto il comparto produttivo bloccato dall’emergenza coronavirus.

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