Matteo Renzi e la zappa sui piedi

Ancora una volta Matteo Renzi continua ad essere protagonista, nel bene e nel male, della storia italiana di quest’inizio di secolo. L’ultima uscita del segretario di Italia Viva, questa crisi al buio piombata nel bel mezzo di una emergenza pandemica quale non si era mai vista al mondo, appare agli occhi dei più come una ulteriore, insensata manovra di questo uomo politico che è finito per diventare antipatico ai più, dopo essere apparso all’inizio della sua carriera politica quasi un volenteroso salvatore della patria.

Certo, di cose insensate (o che almeno così sono apparse alla maggioranza degli italiani) Renzi ne ha fatte parecchie, una su tutte quell’incaponirsi su un referendum sentito più come una battaglia personale che non come momento di chiarimento nazionale. Ma quel che lascia aperto l’interrogativo sulle sue scelte in questo frangente è il motivo per cui ha inteso distruggere quel Governo che lui stesso ha fatto nascere.

Ricordiamolo: dopo lo “schiaffo” con cui l’altro Matteo, il leghista Salvini, da ministro dell’Interno dell’esecutivo giallo-verde è stato rispedito all’opposizione, è stato proprio Renzi a ricostruire una maggioranza giallo-rossa in grado di mantenere Giuseppe Conte sulla poltrona di Palazzo Chigi.

Ma il nodo, evidentemente, è proprio questo. Renzi non sembra avere l’intenzione di affossare l’attuale maggioranza. Il suo scopo (lo ha anche detto e ribadito nei suoi interventi pubblici degli ultimi giorni) è solo quello di togliere dalla guida del governo del Paese un uomo che non ritiene idoneo a tale compito, basando il suo giudizio non solo sui risultati di questi ultimi mesi di piena emergenza.

A Renzi, per dirla in breve (ma non solo a lui all’interno della maggioranza, a ben ascoltare i rumors e i mugugni circolati a questo proposito), non è andato giù il modo un po’ troppo “autonomo” del premier di gestire la politica, e soprattutto l’emergenza Covid, senza il coinvolgimento non solo del Parlamento, ma a volte anche dei suoi stessi ministri. Basti pensare alle troppe deleghe mantenute in proprio da Conte (non solo quella sui Servizi segreti) e quelle assegnate a pochi, a volte troppi, fidati seguaci (va bene lo spoil system, ma tra il super-commissario Arcuri da una parte e i tentati/realizzati comitati di esperti tuttofare dall’altra si è accaparrato tutto lo spazio a disposizione).

Così come bisogna riconoscere che è stato solo grazie all’insistenza di Renzi, alle sue “minacce”, se qualcosa di meglio è stato messo nero su bianco all’interno di quel provvedimento (solo in Italia lo chiamiamo “Recovery”) destinato a sostenere lo sviluppo del Paese nei prossimi anni grazie ai sostanziosi investimenti possibili con i fondi messi a disposizione dall’Unione europea.

Tant’è che lo stesso segretario di Italia Viva, forse (o quasi sicuramente) su indicazione del Presidente Mattarella, ha assicurato il voto favorevole della sua compagine sia a questo provvedimento sia a quello dello sforamento di bilancio pur in presenza di una crisi che ha voluto aprire a tutti i costi. Ribadendo (finora  soltanto a parole)  di averlo fatto solamente per il bene del Paese, per ottenere un Governo più efficiente e più rispondente ai dettami della Costituzione, più vicino ai bisogni – enormemente aumentati in questo momento – dei cittadini, più determinato ed organizzato nella lotta al Covid-19; non certo, come ventilato dai suoi oppositori politici, per ottenere più poltrone all’interno del Governo.

Di certo sembra che neanche Renzi punti ad andare alle elezioni (il suo è un partito del 2-3 per cento e con la prossima legislatura, ricordiamolo, il numero dei parlamentari sarà dimezzato), come vorrebbero invece i partiti di opposizione, per cui si delinea per i prossimi giorni un intenso lavorio di “convincimento”, tra i parlamentari del Gruppo Misto e degli scontenti delle varie compagini, per convincerne qualcuno alla propria causa e assicurarsi una vittoria al momento in cui ci sarà da votare quando Conte andrà a riferire alle Camere sulla crisi di Governo.

I numeri, alla Camera, sembrano essere a favore di Conte. Il dubbio resta al Senato dove, senza l’apporto dei senatori di Italia Viva (che sembrano intenzionati all’astensione) la soglia dei voti a favore difficilmente potrà essere superata. Conte e i suoi fiancheggiatori infatti stanno cercando di far confluire in un unico Gruppo politico a Palazzo Madama (dopo che Mattarella sembra aver detto chiaramente che non accetterà un risultato ottenuto grazie al supporto dei soliti…cani sciolti) i possibili sostenitori, i “Costruttori” come vengono adesso chiamati, per evitare la sconfitta ed il sempre possibile ricorso alle urne. Renzi tenta di fare altrettanto. Quali saranno i risultati?

Mentre scriviamo le bocce stanno ancora girando, per cui è quasi impossibile delineare una soluzione univoca a questa crisi. Che, a dirla tutta, non è poi così diversa da tutte le altre crisi di Governo susseguitesi nella storia repubblicana d’Italia. Forse anche adesso, malgrado varie smentite, sembra sia stata intessuta segretamente nelle stanze dei partiti dell’attuale maggioranza, e non è stata invece partorita dalla mente del solo Renzi.

Il quale Renzi, comunque, almeno stando agli ultimi risultati della sua carriera politica, non sempre ha centrato il bersaglio propostosi con le sue elucubrazioni. Gli amanti della dietrologia – pure questa volta – si sono lasciati andare a supposizioni e rivelazioni varie, tipo quella circolata nei giorni scorsi di un accordo di Renzi con una parte del PD per un nuovo governo giallo-rosso con alla guida Dario Franceschini.

Ipotesi che però non sembrava tener conto pienamente della risposta dei grillini (al cui interno, comunque, una certa fronda ha “mormorato” negli ultimi mesi) tornando sostanzialmente a fantasticare sulla costituzione – sulla scena politica italiana – di una nuova, consistente forza di Centro, dove oltre a quella parte degli attuali PD di cui si diceva (gli ex Margherita, per intendersi) potrebbero confluire alcuni membri del M5S, di Forza Italia, dei Verdi, insieme agli altri partiti satellite che attualmente gravitano nella zona.

Ipotesi che invece, alla fine dei giochi, sembra esser stata fatta propria da Giuseppe Conte il quale – forte di un consenso elettorale, in caso di ricorso alle urne, ben più alto di quello di Renzi – si è mosso più accortamente tra le fila di quanti temono di veder scomparire nel nulla un biennio (almeno) di appannaggio parlamentare, guadagnandosi così il favore e il sostegno di un gruppetto di “fedeli amici” per il suo nuovo, costituendo partito. Gli manca solo di dargli un nome.

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