Sanità: un errore la delega alle Regioni

Dal coronavirus una “lezione” soprattutto per la classe politica: in una nazione che voglia definirsi democratica, moderna, la Sanità non può essere delegata alle Regioni; così come va definitivamente archiviata la spinta verso un’autonomia differenziata che accresca le attribuzioni regionali. Materia sulla quale, solo un anno fa, si è stati vicini a concedere ulteriori rilevanti forme di autonomia alle regioni del Nord.

Questo non significa essere accentratori e contrari alle autonomie, quanto avere una giusta concezione nella ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni. E’ vero che la Costituzione, all’art. 5, “riconosce e promuove le autonomie locali” ma dice anche, nello stesso articolo, che la Repubblica è “una e indivisibile”. Ed ancora più chiaramente sancisce (art.32) che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo”. Il che significa occuparsi, e preoccuparsi, dei diritti dei cittadini e non dei desideri dei Vertici regionali.

La straordinaria emergenza sanitaria di queste settimane, con migliaia di contagiati e morti, è lì a dimostrare che – a bocce ferme – per prima cosa questo Governo e questo Parlamento dovrebbero rivedere in tempi brevi la legge costituzionale n.3 del 18 ottobre 2001.

E’ stato infatti un grande errore dilatare a dismisura – per scopi elettorali – le competenze regionali con un pluralismo di centri di potere che, come si è visto proprio nell’attuale drammatica situazione, ha creato grande confusione ed ha dimostrato tutti i suoi limiti.

Anche in questi giorni di emergenza, quando sarebbe stato opportuna – se non necessaria – una regia unica contro questo nemico invisibile, proprio come in periodo di guerra, abbiamo assistito a contrasti tra il Governo e alcuni Governatori su provvedimenti già decisi o da adottare.

Peggio ancora, a volte ci sono state “fughe in avanti” di Presidenti di Regione che hanno anticipato con criteri alternativi, a volta addirittura più restrittivi, decisioni che Palazzo Chigi stava per adottare. Oppure, in alcuni casi, hanno addirittura anticipato a qualche giornalista “amico” le bozze dei provvedimenti di emergenza ancora in discussione. E’ un fatto, al di là delle smentite che sono apparse, principalmente su quotidiani che rispecchiano le idee dell’opposizione di destra.

Sul banco degli imputati quindi sale la legge, approvata in fretta e male alla vigilia delle elezioni del 2001, solo dalla maggioranza di centrosinistra del secondo governo Amato. Ed è stato, questo, un errore madornale: una iniziativa chiaramente elettorale per cercare di frenare le spinte federaliste della Lega di Bossi, concedendo tante competenze e tanti poteri alle Regioni. Un po’ come avviene adesso con il Governo che nei vertici propone 30 e i Salvini, le Meloni, i Tajani che rilanciano a 100: la politica che gioca a poker, dove chi perde è solo e soltanto il cittadino.

Un’iniziativa elettorale che non ha nemmeno sortito l’effetto sperato. Nonostante la “furbata” delle tante concessioni alle Regioni, infatti, la tornata elettorale del 2001 fu stravinta dal centrodestra di Silvio Berlusconi (Casa delle Libertà) con L’Ulivo di Francesco Rutelli condannato a cinque lunghi anni di opposizione.

Elezioni che – per come si erano messe le cose (Bertinotti che lascia la maggioranza, D’Alema che sostituisce Prodi a Palazzo Chigi senza alcun passaggio elettorale, Amato che ne prende il posto nell’anno precedente le urne proprio per “annacquare” lo “scippo” di D’Alema) – il centrosinistra, le avrebbe ugualmente perse ma non ci avrebbe lasciato l’eredità di competenze regionali sulla Sanità (e non solo, purtroppo) che oggi il Paese sta pesantemente pagando con la confusione dei poteri, il ping pong delle responsabilità e la conseguente difficoltà a tutelare la salute dei cittadini.

Resta adesso da vedere se, come si è detto, la dura lezione impartita dal Covid-19 sia servita a a questa maggioranza politica per spingerla a mettere sul piatto della bilancia, nel confronto con le opposizioni, anche questa “riforma della riforma”. Le leggi costituzionali non sono assolutamente facili da portare a compimento, ma se Conte e il Governo giallorosa vogliono lasciare un ricordo positivo del loro operato, al di là dell’emergenza coronavirus, non avrebbero migliore occasione.

Pietro de Angelis

Giornalista parlamentare collabora con importanti media nazionali. In Parlamento per oltre 40 anni ha seguito la storia politica del Paese, dalla prima repubblica ad oggi. Ha ricoperto l'incarico di caposervizio all'agenzia giornalistica Asca per la quale successivamente ha diretto, come redattore capo, il servizio politico-parlamentare. E' stato tra i fondatori di Mediaquattro ed è autore per Socialpolitik delle rubriche "Le pietruzze" e "Pillole... di saggezza?"

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