L’esorcismo del lutto e l’utopia del mondo perfetto

Nel momento in cui il dramma legato all’epidemia di Covid19 sta entrando nella fase peggiore, in Italia come nel resto del mondo, con migliaia di persone che perdono la vita per le complicazioni polmonari, è facile lasciarsi prendere dallo sconforto, dall’ansia e – in molti casi – dalla paura. Sia che si sia stati colpiti negli affetti, sia che si tema per la propria vita o per quella dei propri cari, elaborare un lutto risulta sempre oltremodo difficile.

E’ uno stato d’animo, quello con cui si affronta il lutto che, oltre a rappresentare un fatto strettamente personale, appare completamente diverso da cultura a cultura: c’è chi lo affronta con la consapevolezza che la morte non è altro che una fase dell’esistenza (quella finale, ineluttabile anche se a volte accade troppo presto o troppo improvvisamente) e chi invece lo subisce come una tragedia.

Usi e costumi sono estremamente diversi tra le varie popolazioni, mentre una parte importante e preponderante negli atteggiamenti assunti è rappresentata dalle diverse religioni. Ce lo insegnano la storia, la sociologia, la stessa letteratura. In caso di guerre o di calamità naturali, di incidenti o di età avanzata, le risposte sono differenti, così come differenti sono le aspettative di vita di ciascuno di noi.

Resta il fatto che nessuno di noi era preparato alla possibilità di morire per una pandemia di questo tipo. Siamo nati (e per fortuna vissuti) in un periodo di pace almeno per il nostro Paese, quindi senza paura di perire violentemente in guerra, e con le scoperte in campo medico-sanitario che ci hanno allontanato (specialmente nel mondo occidentale) dal timore di malattie estreme, almeno fino ad oggi.

Quindi adesso siamo impreparati ad una situazione come quella generata dal Covid-19.

Potevamo mettere nel conto l’incidente automobilistico-aereo-ferroviario, il timore di contrarre un cancro…tutte eventualità, se vogliamo, che raramente ci avrebbero potuto colpire guardandole dal punto di vista statistico. Il discorso adesso, sempre statisticamente parlando, è molto diverso e questo ci fa paura.

Paura che esorcizziamo con l’ironia e l’ilarità, cercando anche di non pensare alle migliaia, ormai, di decessi avvenuti in pochi giorni e di quello che ciò ha comportato e sta comportando per quanti erano vicini alle migliaia di persone scomparse.

Esorcismi che non significano però, a detta degli esperti, insensibilità o menefreghismo: è la risposta “normale” a tragedie di questo tipo, appunto come la guerra o la peste e la febbre spagnola dei secoli scorsi; la risposta dell’umanità che comunque tende a risollevarsi e a guardare avanti. A volte senza, purtroppo, capire la lezione che simili tragedie ci insegnano: altrimenti, almeno in Italia, non ci sarebbero stati i tagli drastici al settore sanitario, certamente neanche quelli alla ricerca scientifica.

L’umanità è una e dovrebbe essere senza barriere razziali, religiose o di altro tipo; senza confini geografici e, almeno in teoria, senza grosse sperequazioni di carattere socio-economico.  Un’utopia, indubbiamente, ma tendere alla perfezione, rappresentata da questa vista utopica, dovrebbe essere sempre lo stimolo che anima ogni azione umana, il comportamento di ciascuno di noi.

Chissà se questa volta, per chi rimane, rappresenterà veramente una linea guida o se invece, come purtroppo è sempre accaduto nel corso dei secoli, la memoria di quanto avvenuto svanirà come una meteora.

Roberto Ambrogi

Giornalista professionista, specializzato nel settore economico-finanziario con pluridecennale esperienza maturata attraverso tutti i tipi di media (agenzie di stampa, quotidiani e periodici, radio, tv e web). Esperto di comunicazione, effettuata in vari settori economici (per conto di società finanziarie, industrie agroalimentari, aziende commerciali e turistiche) e politici (Responsabile rapporti con la Stampa di Partiti e Gruppi Parlamentari).

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: