Leonardo e il complotto Covid-19, fake o no?

È scoppiato nel primo pomeriggio di oggi, all’improvviso, come solitamente avviene, e nel giro di pochi minuti è divenuto virale su Whatsapp. Anche se nei giorni scorsi se ne era comunque parlato, ma su altri social, senza provocare la vasta eco che invece ha avuto questa volta. Stiamo parlando della riproposizione di un servizio trasmesso nel 2015 dalla popolare trasmissione televisiva “Leonardo”, il TG della scienza e della tecnica in onda su Rai3.

Ma perché tanta attenzione per questo servizio di Maurizio Menicucci di cinque anni fa? Perché in esso si parla di una sperimentazione effettuata da ricercatori cinesi su un virus “chimera” che sembra parlare pari pari del famigerato Covid-19 esploso quest’anno proprio dalla città cinese di Whuan. Quindi la tesi del ”complotto”, o quanto meno dell’errore umano, per cui si è dato il via libera a questo pericoloso assassino, è riesplosa con altrettanta virulenza.

L’allarme e la riprovazione scattati sul social sono stati però, nel giro di breve tempo, ridimensionati sia da parte di molti degli scienziati che in questo momento stanno combattendo contro il malefico coronavirus, sia da vari media più o meno “ufficiali” che hanno ricordato come già nei giorni scorsi la notizia fosse stata smentita.

A parte la dichiarazione su Facebook del prof. Guido Silvestri, professore ordinario e capo dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta, direttore della Divisione di Microbiologia ed Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center, e membro dell’Emory Vaccine Center, che smentisce interventi “umani”, della faccenda si è occupato anche Il Fatto Quotidiano, il 2 marzo scorso, riportando il parere di vari scienziati i quali sostengono che il virus si è autoprodotto.

Un altro contributo anti-complotto è arrivato infine da David Puente, specializzato nella confutazione di notizie-bufala, con un articolo pubblicato su Open, il giornale online edito da una società a impresa sociale fondata da Enrico Mentana, nel quale si cerca di spiegare dettagliatamente come si è arrivati a stabilire l’inconsistenza della notizia circolata quest’oggi.

Notizia che un fondo di veridicità poteva anche averla: ed è su questo che puntano spesso i creatori di fake-news: costruire un palazzo di fandonie su fondamenta che in qualche punto risultano pur solide. Il problema dei laboratori che conservano e coltivano virus, infatti, esiste. È famoso un episodio degli anni ’70. Una operatrice tecnica di un laboratorio londinese contrasse il vaiolo e si riuscì ad evitare l’epidemia scovando, con un’attenta indagine di polizia, tutti i suoi contatti ed isolandoli coattivamente: un po’ la stessa prassi che, oggi in maniera ancor più tecnologica, è stata adottata nella Corea del Sud per il Covid-19.

Quello di Londra fu quello l’unico nuovo caso di vaiolo sulla terra, dopo che la malattia era sparita persino in India da anni. Incolpare oggi per la comparsa del Covid19 un incidente di laboratorio (o, peggio, un atto deliberato) forse serve ad illuderci, a farci sottovalutare il fatto che le epidemie esistono ancora, che l’umanità è vulnerabile anche nel nostro mondo tecnologico.

Pur se l’ultima epidemia di peste ha colpito Los Angeles nel 1924, non bisogna certo dimenticare quanto avvenuto negli ultimi decenni: tra prioni della mucca pazza, AIDS, ebola, SARS, MARS, e chi più ne ha più ne metta, i virus continuano a proliferare e sono assolutamente da non sottovalutare.

Roberto Ambrogi

Giornalista professionista, specializzato nel settore economico-finanziario con pluridecennale esperienza maturata attraverso tutti i tipi di media (agenzie di stampa, quotidiani e periodici, radio, tv e web). Esperto di comunicazione, effettuata in vari settori economici (per conto di società finanziarie, industrie agroalimentari, aziende commerciali e turistiche) e politici (Responsabile rapporti con la Stampa di Partiti e Gruppi Parlamentari).

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