Le primarie del centrosinistra e le elezioni

I timori per un vistoso flop della partecipazione alle primarie del centrosinistra per la scelta dei candidati sindaci, e laddove per i presidenti di municipio, sono ormai evidenti e percorrono come un fremito sottotraccia i canali di comunicazione. Chi è pronto a festeggiare la vittoria annunciata sorvolando sull’affluenza, chi cercherà di mettere in evidenza il costante calo di appeal di questo strumento mutuato in tempi ormai lontani dalla versione originale americana.

I numeri delle primarie di Torino, svolte la scorsa settimana, sono lì a monito. Poco più di 11.500 elettori nei gazebo, addirittura meno delle firme raccolte dai candidati (16.000) e con un calo del 50% rispetto al 2019 quando la scelta era solo per confermare Zingaretti segretario del PD. La diminuzione sfiora l’80% se confrontate con quelle del 2011 che vinse Fassino.

Di certo quello che accadrà a Roma domenica 20/6 farà capire molte cose sia sullo stato di salute del centrosinistra sia su quello del PD suo principale azionista. E’ evidente che la partita che si gioca nella Capitale all’interno dell’area di riferimento di un centrosinistra più ampio di quello che si confronta nelle primarie è di natura politica.

Nonostante il prodigarsi dei candidati e dei loro staff, l’attenzione dei cittadini di Roma non sembra essere stimolata. Forse il mezzo delle primarie mostra i segni dell’usura, forse i problemi della città sono ormai così evidenti e da così tanto tempo che la popolazione li vive quasi in stato di assuefazione, forse i programmi e le proposte già sentite e risentite e ripetute a ogni tornata, variando solo in dettagli e sfumature, non catturano più, forse concentrare l’attenzione e cercare l’adesione sui personaggi finisce per svalorizzare e parcellizzare anziché animare. Di certo basta essere in giro per la città. Nella metro, nei bus, nei mercati, nei bar e nelle piazze ritrovate da poco non si sente parlare di primarie.

Sarà che le elezioni sono ancora lontane e il covid e tutto quello che comporta ancora così vicino, sarà che la confusione sui vaccini non diminuisce, anzi, sarà che l’autodelegittimazione della politica ha quasi chiuso il cerchio, sminuendosi a tal punto da non venire più considerata una soluzione ma un problema, sarà che i social hanno trasformato tutto in un gran bazar dove ognuno può urlare la sua mercanzia, sarà che la Nazionale vince ma delle primarie ne senti discutere assai raramente.

Però sondaggi a iosa. Allora facciamo una previsione. Vince Gualtieri, se così non fosse sarebbe un clamoroso e traumatico harakiri del PD, secondo Caudo a distanza, gli altri cinque più o meno molto lontani. Scenario possibile, molto verosimile e che i sondaggi hanno fin qui sempre confermato.

Nei municipi la situazione si complica perché la partecipazione degli aspiranti presidenti non è sempre collegata a un candidato sindaco, in alcuni casi sono presenti più esponenti del PD con effetti evidenti, in altri sono stati calati dall’alto alcuni nomi pesanti che appaiono scollegati dal contesto, rischiando bocciature che sarebbero fragorose, e dovranno fare i conti con chi invece può contare su un radicamento nei quartieri. Insomma nei municipi sono partite senza pronostico.

Le primarie, benché tolgano ai partiti l’onere e la capacità di scegliere la propria leadership, sono viste come occasione di democrazia popolare e di incontro oltre gli steccati limitati delle organizzazioni politiche e sono un fiore all’occhiello del centrosinistra, unico schieramento a praticarle. L’affluenza, la partecipazione, il coinvolgimento dei cittadini dovrebbero essere l’acqua in cui nuotare e più ce n’è meglio si sta. Più persone partecipano, più si dà la misura della propria forza e si potenzia la base su cui costruire la vittoria alle elezioni.

Ma più si alza il numero dei partecipanti meno diventa decisivo l’apporto di voti assicurato dagli apparati dei partiti, dei gruppi coinvolti e dei candidati. Più si va su un voto d’opinione meno conta quello militante. Un rischio grosso per i protagonisti principali e i volontari che quotidianamente e con tenacia e spirito d’abnegazione svolgono il loro ruolo di promozione del proprio prescelto cercano di evitare puntando la campagna principalmente sul nome da scegliere.

Torniamo al Comune e alle elezioni che ci saranno in autunno. Quattro lunghi mesi. Settimane, giorni, ore di confronti, di trattative, di accordi e di sondaggi.

Secondo l’ultimo sondaggio BiDiMedia di ieri in testa al primo turno c’è Michetti e il centrodestra (28,5%), con una spanna su Gualtieri e il centrosinistra (27%), terza la Sindaca uscente Raggi e il M5S (21,4%), poi più lontano Calenda (14,9%), gli altri molto distanti. Ci sono sondaggi che danno numeri un po’ diversi e invertendo terza e quarta posizione ma la sostanza cambia poco. Al ballottaggio dovrebbero comunque andare centrodestra con Michetti e centrosinistra con Gualtieri. Se le cose dovessero continuare con il tran tran odierno l’unico dubbio che ci terrà in suspense a ottobre quando si voterà per il secondo turno sarà che faranno i cinquestelle e i calendiani.

Come nei romanzi d’appendice facciamo un passo indietro e ritorniamo alle primarie del centrosinistra. Oltre a decidere chi sarà il candidato sindaco della coalizione che ha sottoscritto l’accordo queste votazioni servono anche a stabilire delle gerarchie interne che poi conteranno quando ci si presenterà alle elezioni e si dovranno stilare liste di partito, liste civiche d’appoggio e soprattutto l’organico della squadra per la giunta comunale. In quel momento tutto peserà e nel caso di risultati tumultuosi nelle primarie, si potrebbero rimettere in discussione i patti e resistere alle lusinghe di ribaltoni, con davanti gli occhi lo spauracchio della sconfitta, sarebbe più difficile.

Eugenio Mataletti

Giornalista con due passioni, lo sport e l’ambiente, e la ventura di raccontarli da tempo in televisione, per radio, sulla carta stampata e online. Ma il meglio deve ancora venire

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