L’autogenerazione dell’autodichiarazione

Sembra quasi che si rinnovi per partenogenesi. Da quando è stata “imposta”, all’inizio della messa in onda dei vari provvedimenti legati alla pandemia Covid-19 in Italia, sembra quasi che non debba passar giorno senza che si debba aggiornare la cosiddetta “autodichiarazione”, quel pezzo di carta che le forze di polizia utilizzano nel momento in cui intercettano qualche solitario, sprezzante del pericolo, cittadino al di fuori della sua abitazione.

Il modulo, insomma, che attesta la validità del tuo stare in giro, per i validi motivi specificati nelle disposizioni amministrative o legislative varate dalle varie istituzioni locali o nazionali. Il problema è che con il susseguirsi delle disposizioni, anche a distanza di qualche ora una dall’altra, le diciture dei vari moduli subiscono trasformazioni tali da mandare in pensione quelli sfornati dalle stampanti di casa solo pochi minuti prima. Da oggi quello valido è questo.

Modulo autodichiarazione in vigore dal 2 marzo

Insomma, basta una dicitura in più, una spunta obbligatoria su un altro quadratino e tutto ricomincia da capo. Tanto da far nascere sul web, attraverso i vari social, meme sempre più ironici ed esilaranti come mostrato anche da questa raccolta pubblicata sul sito di Repubblica.it. Siamo in emergenza, d’accordo, le disposizioni vengono aggiornate sulla base di quanto – purtroppo – sta avvenendo nella realtà in rapida modificazione e quindi è quasi normale che si modifichino, di conseguenza, anche metodi di controllo, accertamento e relativi moduli.

Per fortuna che, nella pratica quotidiana, non sarebbe neppur necessario automunirsi di questa salvifica dichiarazione (salvifica almeno ai fini di una eventuale penalizzazione pecuniaria o, in casi estremi, anche di carattere penale) in quanto, in mancanza del famigerato modulo, sono le stesse forze dell’ordine che possono procedere alla loro elaborazione.

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