Super League, alias super cazzola prematurata

Dopo una nottata di passione l’ondata emotiva di sdegno popolare contro la Super league ha trovato un primo risultato; stop, fermi tutti. Partite subito dopo l’annuncio di lunedì, le proteste dei tifosi, amplificate dai social, hanno minato il progetto nelle sue basi, provocato crepe e costretto molti dei 12 club che avevano aderito al progetto a fare un clamoros o salto all’indietro e ritirarsi. I supporters inglesi, tra i primi e più decisi oppositori, hanno costretto prima il Manchester City e poi le altre 5 a recedere repentinamente accompagnando la decisione con le scuse verso i propri tifosi in rivolta. Nella serata di martedì anche Manchester United, Chelsea, Arsenal, Tottenham e Liverpool si sono sfilate dal progetto varato solo poche ore prima. A seguire le squadre britanniche le altre società fondatrici si sono via via dissociate, in un susseguirsi precipitoso di comunicati, distinguo e prese di posizione. Un fuggi fuggi generale. Real Madrid e Juventus restano paladine dell’iniziativa.

La Super league nata con una luminosa prospettiva, con una potenzialità travolgente, così ricca e potente da sembrare irrefrenabile non riesce neanche a muovere il primo passo, basta l’agitarsi di un’ignorata ma passionale e enorme massa di tifosi a mettere dei granelli di sabbia nei dorati ingranaggi studiati negli uffici finanziari. Il meccanismo non va e la macchina non parte. Da parte dei proponenti era stato messo in piedi un tale spiegamento di mezzi e una così enorme capacità attrattiva che un inciampo del genere risulta ancora più incredibile e fragoroso. La Super league somiglia a una super cazzola.

Il progetto nasce dalla volontà di consorziarsi di sei società inglesi (Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Totthenam), tre spagnole (Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid) e tre italiane (Internazionale, Juventus, Milan) che con l’adesione di altre tre e con un invito poi da rivolgere a successive altre cinque, vogliono dare vita a un super-torneo europeo in contrapposizione e antagonista alla Champions League targata UEFA. Il modello è l’NBA, il basket americano. L’obiettivo principale degli organizzatori era quello di massimizzare i guadagni di questo torneo con un bacino di utenza stimato in oltre 5 miliardi di spettatori con un finanziamento iniziale da parte della banca d’affari JP Morgan di 3,5 miliardi di euro e una previsione di fatturato annuo che avrebbe potuto arrivare fino a 10 miliardi. Un progetto che ha avuto una brusca accelerazione dovuta alla crisi economica dei club velocizzata e resa pesantissima dalla pandemia che ha ridotto all’osso ricavi da diritti tv e sponsorizzazioni, provocando un ammanco ulteriore tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. Una corsa sfrenata per evitare la catastrofe del fallimento per club gloriosi, vittoriosi ma indebitati fino al soffocamento.

Anche se l’idea della Super league ha una lunga gestazione, circola ormai da un decennio, il coronavirus ha reso tutto più insostenibile e il blitz dell’annuncio è diventato un tackle con l’UEFA che si prestava a presentare le prossime edizioni della Champions League che a partire nel 2024/25 con un cambiamento del format passerà dalle attuali 32 a 36 squadre. L’UEFA alle prese con una diminuzione dei ricavi di circa 800 milioni di euro in questa stagione ha anche comunicato la riduzione dei premi alle società partecipanti che si sono visti distribuiti quasi 58 milioni in meno. Una brutta mazzata per le casse esangui dei club, svuotate da spese in cui ingaggi di calciatori e spettanze per intermediazioni appaiono fuori giri, società a cui è sempre più indigesta la quota trattenuta dall’UEFA in qualità di organizzatore. Sotto le ceneri del possibile fallimento della Super league covano le braci dei ricorsi; i legali affilano le armi.

Quello tra Super league e UEFA somiglia a un epico scontro tra potenti ricchi in bolletta. In mezzo la passione dei tifosi, oramai sempre più flebile, messa a dura prova e frantumata dalla gestione privatistica di una passione antica, ancorata nella memoria, ma delegata più a una visione e a una lettura individuale televisiva che non partecipata collettivamente negli stadi. Del resto gli antagonisti della Super league non sono altri sport popolari ma i videogiochi Fortnite e Call of Duty e la soglia d’attenzione sempre più corta dei generazione Z e successive. Ma ancora ci sono i tifosi del calcio, che sono tanti e quando serve diventano il 12° calciatore in campo e ti fanno vincere la partita. La guerra non è stata vinta dalla UEFA, è stata vinta dal popolo, dal popolo inglese ha commentato la vicenda Jorge Valdano, campione del mondo con l’Argentina, 2 scudetti, 1 Liga, 2 Coppe UEFA da calciatore e uno scudetto da allenatore con il Real Madrid, poi dirigente del club madridista e giornalista e scrittore capace di raccontare il calcio come la forza di un sogno.

Eugenio Mataletti

Giornalista con due passioni, lo sport e l’ambiente, e la ventura di raccontarli da tempo in televisione, per radio, sulla carta stampata e online. Ma il meglio deve ancora venire

Eugenio Mataletti

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