#Immuni, prove tecniche di passaporto sanitario

Si dice che quando vuoi veramente nascondere una cosa la devi mettere sotto gli occhi di tutti: passerà inosservata.

E così dopo il lancio dell’affidamento da parte del Commissario per l’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri, alla società Bending Spoons del contratto per lo sviluppo della prima app italiana che traccerà i nostri spostamenti nella fase di allentamento del lockdown, a nessuno è venuto in mente il perché della scelta di questo nome: #Immuni.

E’ piuttosto apparso curioso che si parlasse di una non obbligatorietà del sistema, del fatto che funzionasse con tecnologia Bluetooth e in molti si sono interrogati sulla funzionalità di conoscere lo stato di salute di chi è vicino: “Cosa faccio? Mi alzo terrorizzato? Mi sposto? Grido all’untore?”.

Anche perché – per legge – dovrebbe essere assurdo trovarsi accanto ad una persona contagiata o positiva che, nel caso ne fosse a conoscenza, sfiderebbe il carcere per epidemia colposa.

Non rimane quindi che immaginare lo scenario inverso: come dice lo stesso nome dell’applicazione, chi è immune – perché ha gli anticorpi o perché (speriamo in un breve futuro) è vaccinato – può effettivamente avere tutto l’interesse a rendere pubblico questo suo stato di salute. Un passaporto sanitario insomma.

A questo punto lo scenario di libertà fra chi è guarito e chi è malato o non ha contratto la malattia cambierebbe drasticamente. Non ci separerebbe più, come ora, il metro di distanza, ma i “sani” accederebbero ad un insieme di prerogative completamente precluse agli altri. Potrebbero lavorare, viaggiare, andare in spiaggia, entrare in un bar o in un supermercato in completa autonomia, certificando il proprio stato di salute attraverso la app di un semplice smartphone.

Un po’ come succede con il Wallet o con la carta di credito per i sistemi fast pay, si può immaginare che nuovi dispositivi in possesso delle Forze dell’ordine o istallati agli ingressi degli ospedali, ai tornelli dello Stadio, nelle scuole, persino sul portone di casa, potrebbero a breve facilmente discernere chi è immune da chi non lo è e consentirne o meno l’accesso.

Insomma, non più distanti ma uniti, bensì completamente divisi dalla presenza o meno di un valore di immunoglobuline nel sangue.

Uno scenario nella ripartenza da questa emergenza sanitaria che si profila abbastanza inquietante e a cui dovremmo porre tutti la giusta attenzione, i nostri legislatori per primi.

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