Il cerino della Serie A

Nelle tante novità della conferenza stampa del presidente del Consiglio Conte sulla cosiddetta “Fase 2”, quella della convivenza con il coronavirus, alcune riguardano anche lo sport.

Dal 4 maggio si potrà fare attività motoria distante da casa e anche nei parchi pubblici che potranno riaprire. Via agli allenamenti  degli atleti professionisti  e dilettanti degli sport individuali, nuoto, tennis, atletica per esempio ma nel rispetto delle norme per il distanziamento sociale, evitando assembramenti e a porte chiuse.

Dal 18 potranno partire quelli degli sport collettivi se le condizioni dell’epidemia non peggioreranno e se le modalità previste nei protocolli che le Federazioni sportive presenteranno daranno sufficienti garanzie di tenuta rispetto ai possibili rischi di contagio. “Poi si valuterà se ci sono le condizioni per terminare i campionati sospesi. Se arriveremo a quella conclusione lo faremo garantendo le misure di massima sicurezza” precisa Conte.

L’emergenza sanitaria non concede certezze per la ripresa della Serie A. Il ministro Spadafora intervenuto successivamente a Che tempo che fa su Rai2. “Mi trovo d’accordo con le nuove misure e mi sembrano buone notizie” dice, poi nel merito del calcio “Non voglio penalizzare il calcio ma serve una ripresa graduale e un protocollo rigido. La FIGC ha presentato un protocollo e il comitato tecnico scientifico ha detto che non è ancora sufficiente. Servono approfondimenti necessari, solo dopo potremo dire se il campionato riprenderà o meno“.  

Non credo che la Lega Serie A sia incline alla possibilità che il governo decida di fermare allenamenti e campionato” ha spiegato Spadafora “almeno a giudicare dalle pressioni che riceviamo. Io rispetto e sostengo il mondo del calcio come ministro dello sport, sapendo anche che è un’azienda importante che dà al fisco oltre un miliardo e mezzo l’anno, fondi che servono a sostenere anche tutti gli altri sport ma il problema è che se alla ripartenza si registrerà un caso di positività, tutto si bloccherebbe di nuovo. E’ esattamente quello che abbiamo detto durante la video-call con i rappresentanti della FIGC” ha aggiunto “ed è anche uno dei rilievi del comitato medico-scientifico“.

Nonostante le insistenti sollecitazioni di alcune società di Serie A per riprendere il campionato interrotto a 12/13 partite dalla fine le risposte della politica sono interlocutorie se non proprio negative. Il protocollo di sicurezza sanitaria della FIGC non aveva convinto neanche gran parte dei medici sociali delle squadre e ben 17 su 20 (tranne Lazio, Juventus e Genoa) hanno inviato un documento di 20 pagine con osservazioni, domande e richieste di chiarimenti. 

Dopo questo uno-due la FIGC deve correre ai ripari e il presidente Gravina assicura che il protocollo sarà rivisto, corretto e ripresentato. Ma il tempo comincia a essere un nemico sempre più difficile da battere per il calcio nazionale. La Lazio che vuole riprendere il campionato insiste, i suoi dirigenti paventano discriminazioni e trame e ipotizzano soluzioni anche fuori standard ma il numero dei contrari aumenta oltre a Torino, Sampdoria e Brescia che hanno già chiaramente espresso la loro contrarietà, molte, tra cui le big storiche, hanno molto più che dubbi.

Su tutto aleggiano però le nuvole minacciose di una crisi economica che può scrollare le fondamenta e mettere in crisi parecchie società. Sky e gli altri media che hanno pagato i diritti di trasmissione hanno comunicato che non pagheranno l’ultimo bimestre, pari a 220 milioni di euro, e questo avrà ripercussioni anche sulla prossima stagione. Comincia il lungo iter di trattative, vertenze, cause. La strada del calcio sembra essere in salita e nessuno vuole rimanere con il cerino in mano di chi dà lo stop definitivo

Eugenio Mataletti

Giornalista con due passioni, lo sport e l’ambiente, e la ventura di raccontarli da tempo in televisione, per radio, sulla carta stampata e online. Ma il meglio deve ancora venire

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