22 marzo: il balletto dell’ultimo Decreto

È durata quasi un giorno intero la suspense, tra sabato sera e domenica sera, prima che l’Italia intera potesse sapere quali fossero le ulteriori misure decise dal Governo per cercare di contrastare l’espandersi del contagio da Covid-19. O meglio, per conoscere con esattezza quali queste fossero. Perché, proseguendo nella sconcertante tecnica comunicazionale messa in piedi da Palazzo Chigi, anche questa volta l’annuncio è stato dato prima che il Decreto del Presidente del Consiglio fosse pubblicato in Gazzetta Ufficiale e addirittura prima ancora che fosse firmato dal premier Conte.

Insomma, ancora una volta si è assistito ad una pantomima che in un momento tragico come quello che sta attualmente attraversando la nazione si sarebbe potuta tranquillamente evitare. Evidentemente non è bastato, ai responsabili di quest’altra défaillance istituzionale, quanto accaduto lo scorso 18 febbraio, quando trapelò dalle stanze di Palazzo Chigi (con  un aiuto, sembra, soprattutto da quelle del Pirellone) la notizia dell’estendersi della zona rossa in Lombardia ed altre province del Nord: la fuga notturna di migliaia di cittadini verso le ancora inviolate regioni del Sud, a detta degli esperti, è all’origine dell’estendersi dell’epidemia nel Mezzogiorno e  nel resto d’Italia.

In tempo di guerra, perché questa emergenza sanitaria è paragonabile ad una vera e propria guerra contro il virus Covid-19, prima si prendono le decisioni e poi le si comunicano alla nazione. Così non è stato né nei giorni scorsi né quest’ultima volta.

Addirittura si sono utilizzati mezzi quanto mai contestabili, soprattutto tenendo conto delle stesse parole espresse da Giuseppe Conte nel suo proclama-appello di sabato sera. Apprezzabile il suo riconoscimento pubblico ai valori e all’importanza della Stampa e degli operatori dell’informazione in generale, citati tra quanti stanno svolgendo una funzione indispensabile in questo momento. Opinabile il fatto che per informare gli italiani delle decisioni governative si sia avvalso in primis di uno strumento – la diretta sulla pagina facebook di Palazzo Chigi – alla quale non tutti i cittadini sono in grado di accedere. Discutibile, infine, che pur utilizzando tutti i canali televisivi in una trasmissione a reti unificate, abbia deciso di farlo non sotto forma di conferenza stampa, per consentire ai giornalisti accreditati quanto meno di porre qualche domanda chiarificatrice, ma sotto forma di “messaggio alla nazione”.

È opportuno evitare spostamenti e riunioni, d’accordo (anche se sono possibili conferenze stampa da remoto tramite internet), ma sia l’Associazione della Stampa Parlamentare, sia lo stesso Ordine dei Giornalisti non hanno mancato di sottolineare come in tal modo si sia persa, ancora una volta, l’occasione di valorizzare quel pluralismo informativo che è alla base della democrazia.

Resta il fatto che per 24 ore le nuove misure sono rimaste avvolte nel mistero. La motivazione semi-ufficiale trapelata da quelle che sono definite fonti informate di Palazzo Chigi parla di un serrato confronto, durante tutto questo lasso di tempo, al ministero dello Sviluppo Economico tra i rappresentanti del Governo e quelli delle categorie produttive, per decidere quali tra le varie attività già previste nell’elenco ATECO bisognasse mantenere nel novero di quelle consentite e di quali altre tener necessariamente conto.

A questo punto possiamo solo coltivare la speranza che questo ulteriore giro di vite sulla operatività delle imprese e sulla mobilità dei cittadini riesca a ridurre lo sviluppo del contagio che ha ormai messo in ginocchio le strutture ospedaliere in parecchie zone del Nord.

Roberto Ambrogi

Giornalista professionista dal 1976, ha iniziato la sua lunga carriera di operatore dell'informazione nel 1969 in un'agenzia nazionale di stampa specializzandosi nel settore economico, per passare poi nella redazione di un quotidiano politico, in quella di vari periodici e dei giornali radio nazionali. Ha diretto anche numerosi periodici di settore (Assicurazioni e Finanza, Lavoro, PMI, Commercio e Turismo), svolgendo poi parte della carriera giornalistica "dall'altra parte della barricata", come responsabile delle relazioni esterne ed istituzionali di enti e società industriali ed agroalimentari, occupandosi infine dei rapporti con la stampa per conto di partiti politici e gruppi parlamentari. Attratto dalle possibilità di comunicazione offerte dal web fin dal suo primo apparire ha ideato e dirige vari magazine settoriali online, dove opera anche come videomaker.

Roberto Ambrogi

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