E tra i 5 Stelle c’è pure chi rimpiange Salvini

Non so se sia vero che Salvini, come da qualcuno è stato detto, è un Re Mida alla rovescia, nel senso che “rovina” tutto quello con cui ha a che fare. Ma un dato è certo. Ai Grillini l’alleanza con la Lega nella prima parte della legislatura gli ha detto proprio male: sono stati letteralmente asfaltati dal “Capitano” … longobardo, che pure partiva da un modesto 17 per cento.

 Il Movimento è sceso invece dal 33 per cento del 2018 al 15/16 per cento dei sondaggi di oggi. Perché? È presto detto: sui “sequestri” dei barconi con centinaia di immigrati lasciati marcire al sole per settimane, deputati e senatori grillini sono stati costretti a “coprire” Salvini, pena la minaccia di una crisi di governo. Ed ancora: il premier Conte (non ancora Giuseppi) si è dovuto esporre in prima persona, sempre per “salvare” il suo … irrequieto Ministro dell’Interno. Ed ora la vicenda “calda” Bonafede – Di Matteo dove il Guardasigilli grillino ne esce comunque con le ossa rotte.

 Addirittura, se proprio Salvini dovesse essere dietro l’improvviso  ripensamento di Bonafede sulla nomina del magistrato antimafia per eccellenza alla guida del DAP, il rischio di dimissioni del Ministro della Giustizia potrebbe diventare assai probabile e il Movimento non potrebbe non risentirne ancora.

Sia chiaro, è solo una delle ipotesi anche se l’ha avanzata tra gli altri l’ex Guardasigilli Claudio Martelli, mica… pizza e fichi.

In effetti il ruolo di capo del DAP è un ruolo-chiave nella struttura di Via Arenula. Un po’, se vogliamo fare un paragone, come il Capo della Polizia agli Interni. E non è da escludere quindi, ma siamo nel campo delle ipotesi, che al …frizzante Salvini potesse disturbare la presenza alla Giustizia, certamente ingombrante ma di grande qualità, di un magistrato come Nino Di Matteo.

Se poi vogliamo fare … peccato (Andreotti docet), ci sarebbe un’altra eventualità, anche questa tutta da dimostrare. Sempre con Salvini “suggeritore” (si fa per dire) ma con una motivazione più grave, soprattutto se “subita” da Bonafede: stoppare Di Matteo per fare un favore, richiesto o non richiesto, al Cavaliere. La nomina del magistrato antimafia sarebbe stato infatti un pugno nello stomaco di Berlusconi che il segretario della Lega, costretto a rompere l’alleanza di centrodestra per andare al governo, non si è sentito di assestargli.

Se così dovesse essere, anche se ancora è tutto da dimostrare e forse mai lo sarà, il Movimento già di Grillo, poi di Di Maio, ora del reggente Crimi, pagherebbe un grosso tributo all’incontro con Salvini, prima avendolo imbarcato nel Governo e perdendo così quasi il 50 per cento dei consensi, poi avendolo da quasi un anno all’opposizione.

Come dire, chi tocca Salvini … Eppure, una parte del Movimento continua ad avere nostalgia di questo moderno Brancaleone (non ce ne voglia il compianto Monicelli per l’incauto paragone col protagonista del film capolavoro) che quando è stato agli Interni ha fatto poco ma si è… agitato molto, guadagnando quei consensi che ha fatto perdere all’alleato.

Pietro de Angelis

Giornalista parlamentare collabora con importanti media nazionali. In Parlamento per oltre 40 anni ha seguito la storia politica del Paese, dalla prima repubblica ad oggi. Ha ricoperto l'incarico di caposervizio all'agenzia giornalistica Asca per la quale successivamente ha diretto, come redattore capo, il servizio politico-parlamentare. E' stato tra i fondatori di Mediaquattro ed è autore per Socialpolitik delle rubriche "Le pietruzze" e "Pillole... di saggezza?"

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