Alto rischio per i ritardi nella consegna dei vaccini Pfizer

Secondo Federico Tedeschini, professore emerito di Diritto Pubblico alla Sapienza, l’azienda è perseguibile per pratica commerciale scorretta

In Italia la speranza di uscire dalla pandemia, affidata – oltre che alle restrizioni nelle varie regioni “colorate” – principalmente alla possibilità di vaccinare la massima parte della popolazione, sembrava aver subito un duro colpo negli ultimi giorni. La Pfizer-BioNTech, la principale (finora) azienda produttrice e la prima ad aver ottenuto il via libera dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA), aveva infatti annunciato che non avrebbe potuto far fronte alla produzione in un primo momento assicurata, con conseguente riduzione del 29% nel numero dei vaccini consegnati.

Saltati dunque i contratti firmati con le istituzioni, con il pericolo di mandare all’aria tutto il programma impostato in Italia visto, soprattutto, che per validare la vaccinazione è necessaria una seconda dose da iniettare tre settimane dopo la prima. Il commissario Arcuri ha subito chiesto di ridurre il numero delle nuove vaccinazioni mantenendo un 30% delle dosi oggi a disposizione libere per i richiami. La Pfizer, dal canto suo, ha fatto oggi una parziale marcia indietro annunciando che i ritardi nelle consegne potrebbero essere ridotti ad una sola settimana.

Resta il fatto che il rischio di rallentare tutto il programma nazionale di vaccinazione impostato rimane alto, visto che al momento oltre a quello Pfizer, l’unico altro consentito dall’EMA è quello della Moderna mentre si è ancora in attesa dell’autorizzazione per quello AstraZeneka.

Un rallentamento nelle vaccinazioni potrebbe provocare altre centinaia di morti, come ha fatto notare in una dichiarazione all’Agenzia Italia Federico Tedeschini, professore emerito di Diritto Pubblico alla Sapienza di Roma e avvocato amministrativista, nel chiarire quali possono essere, dal punto di vista giuridico, le azioni che il commissario Arcuri può attivare nei confronti della Pfizer.  “Quello dell’azienda – sostiene Tedeschini – è il tipico caso di abuso di posizione dominante, ma non è perseguibile come tale, perché è una figura giuridica che si utilizza solo nel rapporto tra imprese. E qui non c’è. Ma se non sono perseguibili per questo, lo saranno per pratica commerciale scorretta, perché al momento della sottoscrizione non potevano ignorare di avere problemi di produzione e lavori di ristrutturazione da fare”. Tedeschini è duro nei confronti dell’azienda farmaceutica.

“La Pfizer deve essere presa nel mirino dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. Tutto va rianalizzato a questo punto, per una questione di serietà e di lealtà. Arcuri deve rivolgersi all’Avvocatura dello Stato”. “Non ci si comporta così – conclude Tedeschini – anche perché non ci credo che abbiano tolto a tutti quanti il 29%.  Se non consentiranno la ripetizione del vaccino nelle tre settimane, sarà gravissimo”.

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