Quirinale: “sterilizzare” Salvini e Renzi

Su chi siederà sul Colle per i prossimi sette anni è difficile, ad oggi, fare previsioni, tanto complessa è la situazione anche per l’ingarbugliarsi di spinte e controspinte che fino all’ultimo minuto favoriranno o annulleranno le probabilità di questo o quel candidato.

Se poi ci si aggiunge la “qualità” di questa classe politica, la peggiore in tutta la storia repubblicana….

Una cosa sembra certa, e il “sembra” in questa situazione è d’obbligo: Sergio Mattarella non vuole restare, così come non è detto che sia Mario Draghi – da molti candidato a parole – a prenderne il posto.

Difficile immaginare infatti che chi protrae, per ora fino a tutto marzo, lo stato di emergenza, decida di lasciare la guida del governo con un Paese in pieno caos istituzionale e una situazione sanitaria in piena evoluzione.

Ricordiamoci che quando il Presidente della Repubblica, il 3 febbraio scorso, affidò proprio a Draghi l’incarico di formare il nuovo governo auspicò un Esecutivo autorevole, “di alto profilo” e che non si sarebbe dovuto identificare con alcuna formula politica. E l’esordio in Parlamento del neo Presidente del Consiglio fu: “Il primo pensiero che vorrei condividere, nel chiedere la vostra fiducia, riguarda la nostra responsabilità nazionale”.

E alla “responsabilità nazionale” dovrebbero guardare, senza interessi di parte, leader politici e partiti quando tra poche settimane si riuniranno in seduta congiunta, insieme ai delegati regionali, per eleggere il nuovo Capo dello Stato.

Assistiamo invece ad una Giorgia Meloni che al Quirinale vuole un “Patriota”, Salvini che si atteggia a “Padre nobile” attivando consultazioni con tutti i segretari “dal più piccolo al più grande”, un Renzi che si prepara ad essere il solito “guastatore” pur di dimostrare che il suo 2 per cento avrà un peso determinante, un Enrico Letta che sembra un “Sor Tentenna”. Lontani e irripetibili purtroppo i tempi di Ciriaco De Mita e del “metodo” con in quale mandò Cossiga al Quirinale alla prima votazione.

Eppure, questa fine d’anno, come quando Draghi divenne Presidente del Consiglio, si presenta ancora grave. Allora la doppia partita che si presentava al governo e ai partiti era soprattutto quella di vincere la pandemia e di spendere fruttuosamente i fondi del Next Generation EU.

Oggi, dopo quasi un anno, la situazione è sì migliorata ma ancora critica.  Con il Covid ci stiamo abituando a convivere. Eppure, siamo già alla quarta ondata con le terapie intensive che tornano ad affollarsi ed alcune regioni che tornano a colorarsi, mentre i progetti per la spesa dei soldi europei vanno ancora messi a terra. L’impressione del cittadino è che questi finanziamenti – che pure ci sono – non si vedono e, più grave, non se ne colgono le ricadute: le fabbriche delocalizzano e licenziano, i costi della vita sono sempre più alti, nuovi posti di lavoro soprattutto per i giovani non se ne vedono, la crisi economica continua a mordere le fasce più deboli, molte delle riforme annunciate sono ancora … in cantiere, per fare solo alcuni esempi.

Ed è in questa situazione di confusione e di caos che i Partiti dalla metà di gennaio si dovranno confrontare sul futuro nuovo inquilino del Quirinale. E con Mattarella intenzionato a lasciare, il problema è duplice: chi va al Colle ed eventualmente chi a Palazzo Chigi, con quali procedure e con quali ricadute sulla legislatura?

Un rischio va evitato: lasciare a “guastatori” e politici inaffidabili e spregiudicati come Renzi e Salvini di prendere, o intestarsi, la regia delle operazioni.

Pietro de Angelis

Giornalista parlamentare collabora con importanti media nazionali. In Parlamento per oltre 40 anni ha seguito la storia politica del Paese, dalla prima repubblica ad oggi. Ha ricoperto l'incarico di caposervizio all'agenzia giornalistica Asca per la quale successivamente ha diretto, come redattore capo, il servizio politico-parlamentare. E' stato tra i fondatori di Mediaquattro ed è autore per Socialpolitik delle rubriche "Le pietruzze" e "Pillole... di saggezza?"

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